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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

lunedì 1 ottobre 2012

Krav Maga. La prima regola.

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La prima regola di questo Fight Club invece è comprarsi una conchiglia protettiva per i gioielli di famiglia, altrimenti a fine corso sarai di diritto il 5° Cugino di Campagna. Questa è la dolorosa scoperta in cui ci si imbatte se si schivano le arti marziali tradizionali: più filosofiche e conservative. E in effetti era da un po' che cercavo un bel contatto fisico pur non sapendo dove sbattere. Poi un giorno dei ragazzi mi dissero:”Se vuoi imparare a difenderti, prova col Krav Maga”. Sì, lo so. Avete fatto una faccia strana perché non ne avete mai sentito parlare. Krav Maga significa letteralmente Combattimento Corpo a Corpo ed è nato dalla fusione di varie arti marziali per addestrare i militari israeliani contro il nemico. Per chi desidera capire meglio di cosa si tratta può andare su wikipedia, youtube, o all’Italcementi il mercoledì e il venerdì dalle 20.30 in poi, ché è lì che ci scanniamo. Praticamente le lezioni servono a reprimere gli aspiranti malviventi a suon di calci nelle palle e la cosa più bella è che si punta all'annientamento fulmineo dell'avversario per poi darsi alla fuga. Così venerdì scorso mi sono presentato alla prima lezione e, visto che c'erano un po’ di neofiti, l’istruttore ci ha tenuto subito a sottolineare che non va tanto per il sottile e, dopo un riscaldamento che quasi mi stroncava prima della visita medica, è passato alla prova pratica. In men che non si dica individua un veterano che indossa la tuta dell’esercito. È lo stesso che poco prima di iniziare il riscaldamento aveva affermato di trovarsi lì perché a casa, la sera, da solo, si annoia. Così, l’istruttore gli chiede se ha le protezioni e lui ingenuamente gli risponde di sì. Ed ecco come si combatte la noia. L’istruttore gli scarica addosso una tempesta di colpi finti che lo tramortiscono ugualmente lasciandolo semivivo sul pavimento. Il militare respira affannosamente come se i colpi fossero andati a segno e la conchiglia non avesse protetto i molluschi manco per il cazzo. Alla conta dei danni si accorge che nella simulazione la Furia Assassina gli ha persino strappato la collanina (pensa se faceva sul serio: lo scuoiava vivo) e, forse per non subire ritorsioni, lo tranquillizza dicendogli che tanto la doveva cambiare… A dimostrazione conclusa, spetta a noi scegliere un compagno e darci sotto. A me capita il Bud Spencer della situazione. Così gli metto le mani al collo. Lui sbruffa. Si guarda attorno infastidito. Mi riguarda imbronciato e si strappa la mia mano di dosso e finita la mossa mi dice: “Sbaglio o ho sentito un crack?!” Rispondo: “Non sbagli, mi hai quasi spezzato il polso”. Altro giro, altro round. Simuliamo un attacco doppio. Io mi difendo mitragliando di pugni lo scudo di Bud per poi provare a massacrare di calci il secondo aggressore che è quasi 1,90 mt. Nel delirio di una lezione troppo concitata sbaglio presa e gli metto le mani al collo lasciandolo interdetto. L’istruttore dice che l’adrenalina gioca brutti scherzi. Così al GO! Riparto con la raffica di Jab ma mi fermo dolorante mentre il secondo aggressore mi implora disperatamente di non arrendermi mai. Allora l’istruttore mi rassicura dicendomi: “Non ti preoccupare, li finisco io!”. Sono le 21.30 e il massacro si è finalmente concluso. Faccio un check: mi sono sbucciato le nocche di entrambe le mani, mi sono morso la lingua, mi fa male il polso, ho preso quasi un pugno sul mento e deviato un calcio maldestro sull’inguine. Non male per essere la prima lezione. Adesso ho capito perché i corsi si tengono vicino l’ospedale. Questo è l’unico corso di difesa personale in cui l’allenamento è più rischioso di un attacco vero e proprio. Ma per stasera ho riportato la pelle sana (o quasi) a casa, la prossima volta potrei necessitare di un dattilografo.

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