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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

giovedì 6 settembre 2012

Diario di un creativo pt.2

Sul mio hard disk ormai conto circa 25 sotto cartelle di Linee Guida, o Guide Lines per dirla all'inglese. Ci sono quelle iper approssimative, che a malapena riportano le percentuali cromatiche del pantone da convertire in quadricromia. Poi ci sono quelle amletiche, quelle che ti lasciano sprofondare nei dubbi in caduta libera perché chi le ha progettate non ha considerato l'infinità di applicazioni che un marchio può incontrare. Infine, ci sono quelle dettagliatissime, svizzere, totalitarie; del tipo che se fai un rutto per strada, vicino a un marchio, devi emettere un percentuale precisa di anidride carbonica nel rispetto del brand attaccato alla parete. Diversamente comprometteresti irrimediabilmente l'immagine aziendale. E queste sono le migliori. Perché se nella vita sei costretto a reprimere la tua creatività per guadagnarti da vivere, quantomeno torni a casa sereno per aver fatto il tuo compitino nel pieno rispetto di regole e proporzioni matematiche, ineccepibili a detta dei reparti marketing che te le girano senza capire una beata fava di cosa ci sia scritto. Ma sarebbe troppo bello se fosse così semplice. Troppa grazia a Sant'Antonio.
Ed in effetti in Italia funziona così:

1) Vieni contattato per una gara. Gli account te lo fanno sapere sempre e solo all'ultimo minuto. Più per sadismo che per negligenza.

2) Applichi il marchio a occhio e lo inoltri al cliente nella fretta di presentare il lavoro.

3) Le guidelines arrivano, giustamente (non è ironico) solo a gara vinta.

4) Riapplichi le guidelines alla grafica e riinoltri  al cliente.

5) Il cliente (diffidente) crede che dietro la tua proposta ci sia la tua idea di armonia cosmogonica e non il rispetto pedissequo che richiedono le norme del manuale. E allora ti gira un altro pezzo di guidelines che aveva dimenticato mentre tentava di sedurre la segretaria che passava dalla sua scrivania o quel gran fusto del fattorino che passa tutte le mattine.

6) Ri-riapplichi le nuove direttive alla grafica dopo aver approfondito la questione su un altro pdf e ri-inoltri al cliente, specificando come oggeto "Jawohl!"

7) Il cliente si consulta con tutto il reparto marketing compresa la donna delle pulizie, che è meno figa della segretaria ma che ha più cervello e che ne sa più di loro. Pertanto, dopo un brainstorming a 13 teste che gli è costato una giornata di emicranie, viene fuori che a seguire le guidelines il lavoro verrebbe una schifezza e che forse è meglio se il grafico attinga alle proprie competenze per far funzionare tutto fregandosene delle guidelines. O perché quelle guidelines che sembravano così meticolose sono state progettate male. O perché quel formato che ti ritrovi tra le mani non è previsto nelle guidelines.

8) Il grafico rielabora la sua soluzione insieme al lutto di dover fare delle schifezze per accontentare gli account e ri-ri-ri-inoltra al cliente.

9) Il cliente a volte da l'"Ok!" a volte continua imperterrito con l'obiettivo di mandarti in psicanalisi.

10) A questo punto il grafico è appena scivolato placidamente sotto le coperte pensando di aver risolto il problema ma... mai abbassare la guardia o chiudere la Creative Suite, perché la mail del cliente è sempre in agguato.

Per questo se un giorno dovessi progettare una guideline, per fugare ogni dubbio scriverei sull'ultima pagina : Per tutti quei formati non previsti dal manuale, fate un po' quel cazzo che vi pare, ma con buon senso. Che detto in inglese fa più o meno cosi: If I did not forecast something, do what that fuck you want without exagerating.

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