Informazioni personali

X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

lunedì 22 ottobre 2012

Krav Maga. La terza regola.

La terza regola del Fight Club è che se qualcuno grida basta, si accascia o è spompato... fine del combattimento. Insomma è la vittima che deve dire STOP! La terza regola di questo Fight Club è l'esatto opposto. La vittima molla l’aggressore solo quando la sua testa sul pavimento fa STONK! Quindi se stai sotto i colpi è meglio che non apri bocca sennò rischi di morderti la lingua. Non esiste un fermati che ne ho abbastanza, anzi, quello è il momento in cui ne prendi di più perché il tuo compagno sta dando sfogo a tutte le frustrazioni della settimana e se allenti la presa dello scudo, potenzialmente il colpo ti arriva dritto con tutta la sua forza. Fortuna che l’istruttore fa la dimostrazione sempre con lo stesso: Adrien,  un metro e novanta di rumeno, un titano di muscoli e allegria che però la conchiglia la mette sempre, per sicurezza, per ridere un po' di più. È così bravo a fare l’aggressore che, quando le prende tra le espressioni basite degli altri, enfatizza (?) persino i rumori per i colpi subiti. Solo il manichino del Crash Test può competergli alle prossime nomination per Miglior Incassatore. E quando l’istruttore gli chiede scusa se ha preso male le misure andando a segno con un calcio nelle palle o un pugno sulle tempie, lui risponde sempre che è tutto OK. Lo vedi per terra, accasciato, sfinito dalla furia omicida e grideresti: “Il prossimo, Grazie!!!” Invece lui si rialza e riparte, pronto per prenderne ancora. Io temo per lui. O meglio, temo per me. Perché se dovesse mancare alla lezione, la dimostrazione andrebbe fatta con un altro. Allora l’altra sera l'ho ammonito: “Cerca di avvertirci quando stai male.” E lui: “Perché? Tanto io vengo sempre…” “Perché se tu non vieni io resto a casa!” E lui: “Non ti preoccupare, a me piace prenderle!!”  E pensare che ho sempre reputato le discipline imperniate sullo sforzo fisico come il triathlon sport per sadici. Ma qua manco si scherza però. Sarà che mio padre mi ha iniziato al Fight Club in tenera età senza l’opportunità di scambiare il ruolo di vittima e aggressore, ma io preferisco darle che prenderle. Come si dice? Ognuno c'ha i suoi gusti.

giovedì 4 ottobre 2012

Krav Maga. La seconda regola.

La seconda regola del Fight Club e che non si parla del Fight Club. La seconda regola di questo Fight Club è convincersi che il nemico ti aggredirà mettendoti le mani al collo anche se hai un carta da 500€ che fa capolino dal taschino della giacca e che tu gli risponderai con un calcio nelle palle anche se è appena tornato da Casablanca. Ma parliamoci chiaro. Quante volte potrà succederti nella vita che qualcuno proverà a soffocarti, se escludi il tuo primo incidente con la macchina di tuo padre o quando la tua ragazza ti scoprirà a polipare con un'altra? Probabilmente mai. Nell'eventualità però sai come annientarli. Nel dubbio ogni sera ci strozziamo per allenarci ad agire di istinto, sebbene per strada sia più facile beccare una testata sul naso, un vaffanculo en passant o l’indifferenza più totale che fa sempre più male di tutto. E siccome l’istruttore dietro il piacevole aspetto da cagnolino di compagnia nasconde un impeto da Rottweiler che non vede l’ora di mettere le zampe sul veterinario che l’ha castrato, siamo tutti galvanizzati: mani al collo e calci nelle palle. A manetta. Prima si simula allo specchio, da soli, in dry come dice lui. A secco, perché se metti le mani al collo di uno che è sudato fradicio già è tanto che riesci ad afferrarlo. Poi in coppia, e se p’o fa. Infine in 3, ed è il caos più totale. Non so se è la musica che confonde i sensi o l'adrenalina che trasudiamo, ma tutto avviene in maniera istintiva e nella confusione per difendermi mi rifaccio a Danny The Dog dimenticando la tecnica appena appresa.  Chiudo pure le ginocchia come una timida vergine riluttante al piacere per riportare le castagne a casa sane e salve tra le lamentele dei compagni che vorrebbero trovare un affondo. Io non so loro, ma a me fanno male i coglioni al solo pensiero che qualcuno li possa sfiorare. Meglio prendere due pedate sulle rotule. La lezione di oggi è che non importa come ti difendi, qualche livido nel carniere lo devi sempre mettere in conto, sennò che cazzo le paghi a fare ‘ste lezioni. Con questa spending review, si pagano pure le legnate.

lunedì 1 ottobre 2012

Krav Maga. La prima regola.

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. La prima regola di questo Fight Club invece è comprarsi una conchiglia protettiva per i gioielli di famiglia, altrimenti a fine corso sarai di diritto il 5° Cugino di Campagna. Questa è la dolorosa scoperta in cui ci si imbatte se si schivano le arti marziali tradizionali: più filosofiche e conservative. E in effetti era da un po' che cercavo un bel contatto fisico pur non sapendo dove sbattere. Poi un giorno dei ragazzi mi dissero:”Se vuoi imparare a difenderti, prova col Krav Maga”. Sì, lo so. Avete fatto una faccia strana perché non ne avete mai sentito parlare. Krav Maga significa letteralmente Combattimento Corpo a Corpo ed è nato dalla fusione di varie arti marziali per addestrare i militari israeliani contro il nemico. Per chi desidera capire meglio di cosa si tratta può andare su wikipedia, youtube, o all’Italcementi il mercoledì e il venerdì dalle 20.30 in poi, ché è lì che ci scanniamo. Praticamente le lezioni servono a reprimere gli aspiranti malviventi a suon di calci nelle palle e la cosa più bella è che si punta all'annientamento fulmineo dell'avversario per poi darsi alla fuga. Così venerdì scorso mi sono presentato alla prima lezione e, visto che c'erano un po’ di neofiti, l’istruttore ci ha tenuto subito a sottolineare che non va tanto per il sottile e, dopo un riscaldamento che quasi mi stroncava prima della visita medica, è passato alla prova pratica. In men che non si dica individua un veterano che indossa la tuta dell’esercito. È lo stesso che poco prima di iniziare il riscaldamento aveva affermato di trovarsi lì perché a casa, la sera, da solo, si annoia. Così, l’istruttore gli chiede se ha le protezioni e lui ingenuamente gli risponde di sì. Ed ecco come si combatte la noia. L’istruttore gli scarica addosso una tempesta di colpi finti che lo tramortiscono ugualmente lasciandolo semivivo sul pavimento. Il militare respira affannosamente come se i colpi fossero andati a segno e la conchiglia non avesse protetto i molluschi manco per il cazzo. Alla conta dei danni si accorge che nella simulazione la Furia Assassina gli ha persino strappato la collanina (pensa se faceva sul serio: lo scuoiava vivo) e, forse per non subire ritorsioni, lo tranquillizza dicendogli che tanto la doveva cambiare… A dimostrazione conclusa, spetta a noi scegliere un compagno e darci sotto. A me capita il Bud Spencer della situazione. Così gli metto le mani al collo. Lui sbruffa. Si guarda attorno infastidito. Mi riguarda imbronciato e si strappa la mia mano di dosso e finita la mossa mi dice: “Sbaglio o ho sentito un crack?!” Rispondo: “Non sbagli, mi hai quasi spezzato il polso”. Altro giro, altro round. Simuliamo un attacco doppio. Io mi difendo mitragliando di pugni lo scudo di Bud per poi provare a massacrare di calci il secondo aggressore che è quasi 1,90 mt. Nel delirio di una lezione troppo concitata sbaglio presa e gli metto le mani al collo lasciandolo interdetto. L’istruttore dice che l’adrenalina gioca brutti scherzi. Così al GO! Riparto con la raffica di Jab ma mi fermo dolorante mentre il secondo aggressore mi implora disperatamente di non arrendermi mai. Allora l’istruttore mi rassicura dicendomi: “Non ti preoccupare, li finisco io!”. Sono le 21.30 e il massacro si è finalmente concluso. Faccio un check: mi sono sbucciato le nocche di entrambe le mani, mi sono morso la lingua, mi fa male il polso, ho preso quasi un pugno sul mento e deviato un calcio maldestro sull’inguine. Non male per essere la prima lezione. Adesso ho capito perché i corsi si tengono vicino l’ospedale. Questo è l’unico corso di difesa personale in cui l’allenamento è più rischioso di un attacco vero e proprio. Ma per stasera ho riportato la pelle sana (o quasi) a casa, la prossima volta potrei necessitare di un dattilografo.