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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

venerdì 28 dicembre 2012

Krav Maga. L'ottava regola.

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L'ottava ed ultima regola del Fight Club è che l'ultimo arrivato deve combattere per primo. L’ottava regola di questo Fight Club invece smonta l’essenza di questo Fight Club. Se credevate che i calci nei coglioni non si potessero schivare, beh, vi sbagliavate. Esiste una tecnica anche per deviare quelli. Purtroppo però c’è un’altra cosa che non si può evitare e non serve un corso per saperlo. Ce lo insegna la vita: impossibile evitare i Coglioni. Quelli che sono venuti al mondo già perdenti. Quelli che cercano la rivalsa sui più piccoli perché da soli non ce la fanno. Quelli che non sono grassi, ma sono peggio. Sono Gradassi. Quelli che cercano lo scontro facile per sentirsi più forti. Quei Coglioni che non ti fanno del male accidentalmente, ma apposta, per farti sentire il loro peso. Quelli che sottovalutano il tuo lato peggiore e che devono solo dare tempo al tempo e se ne accorgeranno quando saranno di spalle e avranno già abbassato la guardia perché credevano di essere invulnerabili. È in quel momento che il colpo andrà a segno con tutte e sette le rimanenti regole.

Krav Maga. La settima regola.

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La settima regola del Fight Club è che il combattimento dura tutto il tempo necessario. La settima regola di questo fight club è che abbiamo 60 minuti per riscaldarci e poi scannarci. Qualcuno calca un po' la mano e ha bisogno di sentirsi dire dall'istruttore "fate piano, eh" come all'asilo, mandandoti a casa tappezzato di bolli multicolore. Ci sono momenti in cui sei spiattellato per terra e alzeresti un bandierina bianca con scritto su: "Testa di cazzo, non vedi che mi stai facendo male? Sei bravo a fare la tecnica! Se mi molli ti faccio pure l'applauso." Poi c'è chi si conserva, lesinando le forze perché resta anche alla seconda ora pur essendo già cotto dalla prima. Perché non vuole sentirsi inferiore alle altre mezze seghe. E poi c'è chi, come me, dà quel che può e scappa, sì, ma in un altro spogliatoio a docciarsi, perché quello che gli hanno assegnato è più pericoloso di un qualsiasi colpo "sporco". L'esperienza insegna che a volte la vita annida i pericoli nel posto in cui meno te lo aspetti. Così un organismo unicellulare, un fungo acquattato sulle piastrelle di un bugigattolo in cui non ci lasceresti marcire neanche il tuo datore di lavoro può essere più fastidioso di quel branco di sciacalli che ogni sera ci si lascia alle spalle.

giovedì 27 dicembre 2012

Krav Maga. La sesta regola

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La sesta regola del Fight Club è che si indossano solo camicie e pantaloni, niente scarpe o cinture. La quarta regola di questo fight club è che non si portano magliettine larghe. E se la tua lavatrice ha fatto a cazzotti con il cotone che non si è rivelato proprio di prima qualità non ti preoccupare. Ci pensa l’istruttore. Hai una S e vuoi una M? No problem. Una M e vuoi una L? basta dirlo. Una L per una XXL? E che ci vuole. Basta che non vieni con le magliette americane, sennò te ne vai in sottana. Il mio colletto a fine serata è perfetto per Cerbero. L’istruttore ci ricorda che dopo i calci nelle palle bisogna ghermire il nemico e prenderlo a ginocchiate sullo stomaco. Ci si attacca agli indumenti e se si combatte a corpo nudo si arpiona la pelle, la carne, i muscoli, i tendini, e se ce la si fa anche le molecole. Ed è per questo che Nik ci fa provare la posizione d’attacco. Gomiti stretti sui fianchi e mani aperte davanti al viso, meglio se pronte ad afferrare. Così al GO! ci si mette in posizione. Ce l’avete presente Cat Woman? Ecco, mi sento come Michelle Pfiffer, ma meno sexy. Come Alle Berry, ma meno scura. E di certo se le avessi tra le grinfie la sera non andrei a condividere i miei liquidi in quel covo di invasati in attesa del prossimo Vietnam. Può succedere, allora, che a fine serata, ti senti bruciare. Ti togli quel che è rimasto della maglietta per appurare che sei stato segnato dalle unghie del tuo compagno. Ti senti come se ti avessero buttato in un pozzo pieno di gatti in calore, ma passerà, a meno che non becchi il tetano perché tanto la rabbia t'è già venuta.

martedì 18 dicembre 2012

Krav Maga. La quinta regola.

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La quinta regola del Fight Club è che si fa un combattimento alla volta. La quinta regola di questo fight club è che per strada non c'è l'elimina coda per menare. Non si citofona in una rissa, se ne fa parte e basta entrando di prepotenza ad esprimere le proprie motivazioni. Per tanto la lezione di Krav Maga prevede, una tantum, un DRILL finale. La parola DRILL suona un po' come un allarme. Un'azione improvvisa che non ci si aspetta. La traduzione è "esercitazione", sebbene significhi anche "trapano". Come funziona? Normalmente l'istruttore ti spompa per 45 minuti e, alla fine, quando ti vede già mezzo cotto, ti aizza contro 4 o 5 bastardi che si alternano per metterti le mani addosso e farti provare la tecnica sotto stress. Di fatto il DRILL è solo un'ottima scusa per coalizzarsi con gli altri scassacoglioni e romperti le palle che durante i precedenti 45 minuti hai cercato di preservare. Ma si sa che al peggio non c'è mai fine e allora può succedere che il DRILL si trasformi in SHARK ATTACK. In questo caso, alla dinamica tipo "schiaffo del soldato", che prevede una fila per rintronare quello che sta al centro, subentra quella del caos. Ti danno tutti addosso in maniera più o meno casuale. Ed ecco che ti trasformi in una carcassa vittima di sciacalli scalpitanti che fanno branco per darti la buona notte, mentre l'istruttore se la ride soddisfatto per aver messo su anche quest'anno una bella classe di farabutti pronti a tutto pur di eseguire bene la tecnica.

giovedì 15 novembre 2012

Krav Maga. La quarta regola.

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La quarta regola del Fight Club è che si combatte solo due alla volta. La quarta regola di questo Fight Club è che combattere due alla volta non è una regola. Anzi. Qui ci si accoppia solo per provare la tecnica. C’è chi è monogamo e ha il partner fisso e chi, come me, ama essere sorpreso e ne alterna almeno un paio. Peccato che gli uomini si allenino solo con gli uomini, mentre le donne s'allenano tra loro per salvaguardare la propria incolumità. Avviene un po’ come nella vita. Si può scegliere o farsi scegliere. Ma se qualcuno ti dice: stasera stai con me? La fregatura potrebbe essere dietro l’angolo e stai sicuro che non è per farti sentire quanto sa essere tenero. Se scegli, invece, ti sei già fatto un’idea di cosa offre la piazza. Cerchi di prendere le misure con la coda dell’occhio. Selezioni un partner che non sia troppo grosso da subire, né troppo piccolo da soggiogare. Uno che insomma ti dia del filo da torcere senza farti soffrire troppo. Non troppo aggressivo da mandarti a lavoro tumefatto l’indomani, né troppo remissivo da renderti quell’ora di euforia una passeggiata di salute; sennò che gusto c’è? Così inizia la galoppata. Ci si avvinghia ansimanti. Partono le urla ritmiche e concitate. Onde d’urto danno sfogo alla rabbia celando il piacere di affondare il colpo. Per poi ricaricare e ripartire fino allo stop. Chiedi al tuo partner se è tutto ok, ma nell’intimo godi se gli fai un po’ di male per vendicarti di quando lui te ne ha fatto a te in maniera più o meno volontaria. E quando finisce la lezione barcolli estenuato, ubriaco di adrenalina. Te ne sei sparato una bottiglia intera on the rock. Vacilli come uno che affoga nel alcool i bocconi amari che ogni giorno fatica a digerire. Alla fine ti resta solo un dolore al petto. Hai lasciato la palestra abbandonando il tuo partner alla seconda lezione, consapevole che si accoppierà un’altra volta. Dallo sterno il dolore si irradia al cuore, immagini che di notte ti esploderà nel silenzio, soffocato dalle coperte. No panic: è solo un accumulo di passione. È solo il promemoria di una serata passata a sferrare e incassare colpi da semisconosciuti.

lunedì 22 ottobre 2012

Krav Maga. La terza regola.

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La terza regola del Fight Club è che se qualcuno grida basta, si accascia o è spompato... fine del combattimento. Insomma è la vittima che deve dire STOP! La terza regola di questo Fight Club è l'esatto opposto. La vittima molla l’aggressore solo quando la sua testa sul pavimento fa STONK! Quindi se stai sotto i colpi è meglio che non apri bocca sennò rischi di morderti la lingua. Non esiste un fermati che ne ho abbastanza, anzi, quello è il momento in cui ne prendi di più perché il tuo compagno sta dando sfogo a tutte le frustrazioni della settimana e se allenti la presa dello scudo, potenzialmente il colpo ti arriva dritto con tutta la sua forza. Fortuna che l’istruttore fa la dimostrazione sempre con lo stesso: Adrien,  un metro e novanta di rumeno, un titano di muscoli e allegria che però la conchiglia la mette sempre, per sicurezza, per ridere un po' di più. È così bravo a fare l’aggressore che, quando le prende tra le espressioni basite degli altri, enfatizza (?) persino i rumori per i colpi subiti. Solo il manichino del Crash Test può competergli alle prossime nomination per Miglior Incassatore. E quando l’istruttore gli chiede scusa se ha preso male le misure andando a segno con un calcio nelle palle o un pugno sulle tempie, lui risponde sempre che è tutto OK. Lo vedi per terra, accasciato, sfinito dalla furia omicida e grideresti: “Il prossimo, Grazie!!!” Invece lui si rialza e riparte, pronto per prenderne ancora. Io temo per lui. O meglio, temo per me. Perché se dovesse mancare alla lezione, la dimostrazione andrebbe fatta con un altro. Allora l’altra sera l'ho ammonito: “Cerca di avvertirci quando stai male.” E lui: “Perché? Tanto io vengo sempre…” “Perché se tu non vieni io resto a casa!” E lui: “Non ti preoccupare, a me piace prenderle!!”  E pensare che ho sempre reputato le discipline imperniate sullo sforzo fisico come il triathlon sport per sadici. Ma qua manco si scherza però. Sarà che mio padre mi ha iniziato al Fight Club in tenera età senza l’opportunità di scambiare il ruolo di vittima e aggressore, ma io preferisco darle che prenderle. Come si dice? Ognuno c'ha i suoi gusti.

giovedì 4 ottobre 2012

Krav Maga. La seconda regola.

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La seconda regola del Fight Club e che non si parla del Fight Club. La seconda regola di questo Fight Club è convincersi che il nemico ti aggredirà mettendoti le mani al collo anche se hai un carta da 500€ che fa capolino dal taschino della giacca e che tu gli risponderai con un calcio nelle palle anche se è appena tornato da Casablanca. Ma parliamoci chiaro. Quante volte potrà succederti nella vita che qualcuno proverà a soffocarti, se escludi il tuo primo incidente con la macchina di tuo padre o quando la tua ragazza ti scoprirà a polipare con un'altra? Probabilmente mai. Nell'eventualità però sai come annientarli. Nel dubbio ogni sera ci strozziamo per allenarci ad agire di istinto, sebbene per strada sia più facile beccare una testata sul naso, un vaffanculo en passant o l’indifferenza più totale che fa sempre più male di tutto. E siccome l’istruttore dietro il piacevole aspetto da cagnolino di compagnia nasconde un impeto da Rottweiler che non vede l’ora di mettere le zampe sul veterinario che l’ha castrato, siamo tutti galvanizzati: mani al collo e calci nelle palle. A manetta. Prima si simula allo specchio, da soli, in dry come dice lui. A secco, perché se metti le mani al collo di uno che è sudato fradicio già è tanto che riesci ad afferrarlo. Poi in coppia, e se p’o fa. Infine in 3, ed è il caos più totale. Non so se è la musica che confonde i sensi o l'adrenalina che trasudiamo, ma tutto avviene in maniera istintiva e nella confusione per difendermi mi rifaccio a Danny The Dog dimenticando la tecnica appena appresa.  Chiudo pure le ginocchia come una timida vergine riluttante al piacere per riportare le castagne a casa sane e salve tra le lamentele dei compagni che vorrebbero trovare un affondo. Io non so loro, ma a me fanno male i coglioni al solo pensiero che qualcuno li possa sfiorare. Meglio prendere due pedate sulle rotule. La lezione di oggi è che non importa come ti difendi, qualche livido nel carniere lo devi sempre mettere in conto, sennò che cazzo le paghi a fare ‘ste lezioni. Con questa spending review, si pagano pure le legnate.