Informazioni personali

X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

mercoledì 27 aprile 2011

Fallo ancora Clint!

Ormai il palinsesto di RETE4 se lo giocano due colossi del Cinema. Clint Eastwood e Bud Spencer. Ma non chiedetemi in base a quali criteri si alternino perché non ne ho idea. L'altra sera è andato in onda in prima visione uno dei miei preferiti. Gran Torino me lo ricordo perché i mie colleghi lo avevano caldeggiato a tal punto da costringere la mia curiosità a trascinarmi al cinema prima del week end. Me lo ricordo perché mi aveva colpito la locandina completamente nera su cui spiccava il profilo dell'"Uomo Crepa", un poster talmente essenziale da indurmi a chiederlo al gestore del cinema che, colto alla sprovvista da una domanda troppo insolita, maneggiava freneticamente sotto il desk alla ricerca del pulsante rosso. Me lo ricordo perché la proverbiale lentezza narrativa dell'ultimo Clint mi incollava alla poltrona ostruendo una zampogna che avrebbe voluto intonare "Due piatti di Chili". Walt Kowalski è un ex veterano con la verbosità di un orso marsicano risvegliatosi dal letargo invernale. Ma il nuovo vicinato Hmong trasformerà una xenofobia congenita in una solida amicizia. Clint conferma un intuito narrativo che attualmente fatico a riscontrare in altre pellicole. Il ritmo lento non annoia, ma guida atraverso alcuni interrogativi esistenziali che spesso ricoprono il ruolo di veri protagonisti. Alle storie originali spesso si aggiunge un finale che non vorresti e Debito di Sangue, Changeling o Million Dollar Baby ne sono la dimostrazione. Ed è fantastico appurare che un film uscito nelle sale solo qualche anno fa risulta già vecchio, polveroso e scolorito come se appartenesse agli anni 70. Probabilmente è l'esperienza del maestro a contaminare ciò che lo circonda facendo risultare tutto molto maturo. Una sola domanda mette in dubbio il suo genio. Ma come fa uno che non sbaglia un film, un artista del suo calibro, uno che inanella un successo dietro un altro a toppare 5 matrimoni? Ma soprattutto dove ha trovato il coraggio di sopportare 10 suoceri? Boh. Probabilmente i segni sul suo volto sono la prova di quegli errori. Gran Torino è entrato di prepotenza tra i miei film preferiti con una trama asciutta a tal punto da far risaltare solo il cuore delle persone che spesso si ritrovano a vivere una vita troppo sterile. Gran Torino me lo ricordo perché ieri non sono riuscito a capire un cazzo per l'incessante chiacchiericcio sul divano...

martedì 19 aprile 2011

Dominique & Michelle

Dominique ha la mia stessa età e condivide con me l'amore per il mare. Ci differenziamo dal profilo. Fronte bassa e naso prominente lo rendono simile ad un tucano di un metro e novanta. Lui pesca da molto più tempo di me ed ha una passione per il paranco, mentre io pesco in apnea per il puro piacere di sprofondare nel blu. La salsedine delle sue foto su I-phone finiscono per condurci a Michelle. Cito: "Michelle non è della zona, viene a pescare dalle nostre parti e, credimi, non ho mai visto uno che col paranco prenda tanti pesci. Non so come faccia, sta di fatto che torna sempre con la bacinella piena. C'è un piccolo particolare, di superficiale importanza per lui: non ha la barca. Ma lui se ne frega. Arriva con la sua auto al porticciolo e sceglie una bagnarola, una a caso, in grado di fluttuare sospinta da un motore di 10 cavalli che porta sottobraccio come i mangiacassette di una volta. Lo monta al momento e salpa. Spesso capita che al ritorno ad aspettarlo ci sia il proprietario dello sciabecco con le mani sui fianchi. Ma probabilmente Michelle è soprannominato così perché ha il savoir faire, minimizza l'accaduto e tranquillizza il proprietario corrompendolo con una bella cassetta di pesci scintillanti di iodio. Peccato che dalle nostre parti quando qualcuno vuole farti capire che stai prendendo una brutta piega non sta lì a spiegartelo una seconda volta. Così un bel giorno per fargli capire che il rispetto degli altri viene prima delle buone maniere, gli hanno sgozzato le gomme dell'auto." Caro Michelle: Ça pourait aller pire! Dominique, spiegaglielo tu.

mercoledì 13 aprile 2011

Ultimo tra gli ultimi.

Nel mio citofono mi trovi per esclusione. Se scarti tutti i cognomi che finiscono in consonante e quelli contenenti X, K, Q e Y, te ne restano pochi da valutare per identificarmi. Siamo globalizzati. Sembro finito nella Londra Vittoriana. Boliviani, brasiliani, indiani, polacchi, rumeni, coreani, tunisini e, ultimi tra gli ultimi, siciliani affollano un condominio le cui fondamenta si ergono sull'immigrazione.

Cazzo, però questi mi hanno tolto l'unico primato che mi rendeva fiero di vivere tra i leghisti, quello di scomodo extracomunitario! Non finisci di vantarti di qualcosa che prontamente qualcuno ti usurpa il titolo. E la cosa bella è che quell’avanzo di zombie verde vuole proprio i terroni “föra di ball”. Va detto tuttavia che se la ricchezza è nella contaminazione che ne deriva dalla diversità, anche io reputo l’identità nazionale un valore da preservare. L'unico problema del melting pot è che ognuno si porta dietro i propri odori. Da quando sono arrivati gli indiani perfino i rumeni sembrano meno tolleranti. Per le scale si inerpicano folate di odori non identificati, mentre nel mio ripostiglio un tubo collegato a non so chi probabilmente sfiata odor di Kebab. Fortuna che lo smog per la strada s’appiccica alla giacca a vento isolando i profumi stratificati durante la pausa pranzo. Impossibile integrarsi tra i disintegrati. Ma io un amico nel palazzo me lo sono fatto. Se fosse spagnolo l’anagramma del suo nome sarebbe PUTA. Ma è rumeno, ed è un gran figlio di puttana. Quando ci siamo presentati, ha attaccato bottone elencandomi tutte le caratteristiche della mia auto: anno, cilindrata, cavalli, mancava solo il numero di telaio. Alla fine mi ha confessato di apprezzarla molto. In quel momento ho pensato che a breve sarei tornato ai mezzi pubblici. L’amicizia vera e propria è scattata quando gli ho regalato la mia vecchia camera da letto fregandomene di far entrare un rumeno in casa. Il tempo di accordarci per il giorno e mi sono piombati nell'appartamento 3 rumeni. 30 minuti per svuotare una camera. Appena arrivato al pianerottolo però, PUTA  mi ha subito chiesto chi fossero i vicini, destando in me i primi sospetti. Dopo una settimana, mentre in TV un manipolo di sconosciuti tentano di uscire da un cubo mortale, alcuni rumori sospetti attirano la mia attenzione. TUM-TAM-TATATUM. Suona il campanello, i vicini di casa sono stati derubati. Un manipolo di rumeni ha cercato di entrare nel cubo dei mormoni. Per me il mandante è PUTA, sono certo che ha fatto da basista. Ora. Sebbene gli abbia fatto capire che a casa mia non c’è trippa per gatti, lui continua a squadrarmi. Se io butto l’umido, lui butta l’occhio nel sacco, se tardo dal lavoro mi chiede come mai sono in ritardo e ora sembra abbia imparato persino a prendermi per il culo. Facendo il verniciatore si alza all’alba e se mi vede stanco me lo fa notare sogghignando con quel dente d’oro che gli scintilla di sarcasmo. Bah. Nonostante cerchi di evitarlo, lui è sempre in giro. Se prendo l'ascensore, lui è giù che aspetta. Se esco dal cortile alle 6.30 del mattino, magicamente lui è già lì. Se esco dall'ingresso principale con il trolley per un week end fuori porta, lui è sul marciapiede pronto a inquadrare la situazione. Cazzo. O ha dei cloni, o la mafia rumena lo ha ingaggiato per controllare il quartiere. Così ho studiato un antifurBo a prova di topo da appartamento. Il trucco è semplice e non richiede meccanismi sofisticati o tecnologicamente avanzati: basta lasciare un disordine tale da far pensare che è già passato qualcuno. E se lui è scaltro io lo sono più di lui. Se non ci casca così gli assesterò il colpo finale facendomelo amico pure su Facebook. Se quando scrivo “Oggi mi trovo a Francoforte” l’appartamento viene forzato, lo rispedisco a casa a colpi di carabina.