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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

venerdì 7 gennaio 2011

Training Soon.

Da bambino avevo la tessera del cinema. Potevo andare dove e quante volte volevo, ma non andavo quasi mai. Un amico del palazzo si stupiva del perché non ci andassi mai. Gli risposi: “E chi se ne frega di andare al cinema quando posso contare sulla ricca videoteca di mio padre”, che per l’esattezza contava una ventina di videocassette. La metà erano riprese amatoriali, mentre le rimanenti vantavano: Commando, Rambo I e II, Rocky II, III e IV (quindi non sapevo neanche come fosse iniziata la saga),  Over the Top, Aquile d’acciaio, gli spezzoni del Benny Hill Show e dei mitici Trettrè ai tempi del Drive In, e, colpo di scena, RainMan. Quest’ultimo deve esserci finito per caso.

Per questo il mio amico Vincenzo, prendeva la tessera e andava anche da solo. Oggi fa il regista, ha  lavorato anche per la Rai e produce dossier pluripremiati. Mentre io sono rimasto un povero disgraziato ormai senza tessera che per evitare di pagare il cinema deve rincorrere i punti fragola all’Esselunga. Con qualche film in più magari avrei fatto il tecnico di montaggio o magari il bigliettaio in un multisala. Chissà.
 
Una simile indifferenza mista a serate passate a impregnarmi di cloro ha generato una cultura cinematografica così laconica che persino "Per un pugno di dollari" per me è ancora una Prima Visione. Il vantaggio di questa forma di ignoranza è che per i prossimi 30 anni potrò evitare le TV a pagamento potendo fruire per la primissima volta di qualsiasi pellicola messa in palinsesto. Per la legge del contrappasso però sono capitato nel girone dei colleghi cinefili. C'è il malato da 800 dvd, il patito da 300, il selettivo da 100. Quest'ultimo si è prefissato una missione: colmare il mio gap cinematografico. Sistematicamente mi presta 3 dvd. Grazie a lui ho finalmente scoperto il significato di "[...]un'offerta che non potrai rifiutare". Io pensavo si trattasse di una battuta da ipermercato. Ma è giunta l'ora di recuperare. Mi sto impegnando. Ce la sto mettendo tutta e la sera mi sciroppo persino i super classici tipo Colazione da Tiffany o Eccezzziunale...veramente. Senza distinzione di genere.

Così l'altra sera apro il mio bel dvd in prestito: Babel. L'ansia incomincia a salire fin dalle prime scene e a fine film ho un'angoscia tale che mi devo sparare tutta la Golden Collection di "Winnie the Pooh" per tranquillizzarmi. Il film è trattato davvero in modo inedito, direi.  Almeno per me. Esplora realtà diverse e lontane concatenandole in maniera univoca.  Si spazia dal Messico, alla Tunisia, per finire in Giappone. La narrazione è così scarna da far sembrare le vicende vere. Storie di vita così distanti da noi che non riusciremmo nemmeno ad immaginarne l'esistenza. Eppure sono là. Parallele alla nostra. Girano su altri meridiani, ma sarebbero tangenti alle nostre se solo lo volessimo. L’episodio più alienante parla di un'audiolesa nipponica talmente emarginata da essere disposta a scoparsi chiunque, pur di rivendicare la propria normalità di essere umano. La ricerca di un contatto fisico forse è la metafora della disperata voglia di provare ciò che l'udito non può sentire. Il calore umano. Gli stacchi di camera seguiti da un audio-non audio esprimono il disagio mostruoso dell'incomunicabilità.

Il regista fa riflettere su quante storie colorino il mondo. Ognuno di noi ne porta con sé una, ma solo poche vedono la luce riuscendo a raccontarsi. Ognuna di questa andrebbe tramandata per il semplice fatto di essere stata sofferta, goduta, vissuta. Ed è solo grazie a chi sa dargli voce, è grazie a cantanti, scrittori, registi, che possono essere conosciute, reclamandone la propria dignità. Grazie a tutti voi.

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