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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

giovedì 27 gennaio 2011

Senza una donna.

L’indagine che passo in rassegna è stata documentata su soggetti di sesso maschile. Una grossa fetta di questi appartiene ai miei cugini con cui ho passato un’infinità delle mie inutili giornate e una piccola parte, solo piccola (?), analizza il mio modus "animalis" vivendi.
Quando l’uomo si ritrova senza una donna regredisce al suo stadio primordiale. Non che ci dispiaccia la compagnia, però la donna rappresenta un richiamo alla decenza che tante volte non ci sembra proprio necessaria, soprattutto se ci troviamo a casa. Gli “e sti cazzi!” si sprecano, perché se siamo soli bisogna assecondare solo le necessità primarie per sopravvivere al prossimo ritorno alla civiltà. Mangiare, dormire, evacuare. In assenza di estrogeni tra le mura il rutto diventa libero, ma la flatulenza persino obbligatoria, motivo di vanto tra pari. Gli orari sembrano vittime del fuso e le stesse pietanze possono ripetersi per giorni anche a rischio di contrarre lo scorbuto, perché normalmente la vena culinaria non ci appartiene e un’insalatiera usata il giorno prima che la lavi a fare se ci devi rimettere l’insalata? Idem per la pentola. Ho assistito a scene in cui addirittura una pasta da forchetta veniva trangugiata con il cucchiaio. Il fornello poi diventa una supernova. Schizzi, colate, sbruffate di pentole si mischiano stratificandosi. Dopo 7 giorni puoi tracciare il menù della settimana. Automaticamente tutto si sposta. Tutto è ovunque tranne che al suo posto. La tazzina può arrivare sulla lavatrice. Il piatto sul comodino. La bottiglia sulla scrivania. Puoi mangiare ovunque, anzi devi. Così persino a letto puoi sgranocchiare qualcosa di fragrante e rigorosamente proibito. È l'anarchia  dei pasti. Rigirandoti nel letto probabilmente ritroverai tutta una comitiva di molliche tra le pieghe del collo a fare rafting sui rivoli di sudore notturno. Mentre le lenzuola, più passano i giorni, più assomigliano ad un incarto di Ferrero Rocher. Beh, perché rifare il letto? Sta sera ci devo dormire di nuovo! E poi quando stai disteso la posizione è quella classica. Con una mano ti gratti la testa nel recondito tentativo di risolvere dubbi inconfessabili, mentre con l’altra ravani nella mutanda. Ma non per provocare per forza una mutazione strutturale. Così. Per stare in compagnia. Per maneggiare un po’ di Pongo. Per ricordarmi che sono il maschio della casa. I vestiti si accatastano su tutti i ripiani. Cambiano le combinazioni, ma non cambiano gli indumenti. Perché devono durare il più possibile prima che una mano misericordiosa riavvii il frullapanni. Ormai i tavoli fanno da post-it per la polvere sedimentata e d’altronde, se lei non è venuta a infastidirmi, io perché devo andare a cercarla? Il parquet è diventato moquette grazie al pelo dei più pelosi e per il corridoio girano a Loop le colonne sonore di Morricone insieme ai cumuli di polvere che ruotano rimbalzando al primo spostamento d'aria. Alla fine ti rendi conto che è giunta l’ora che qualcuno ti riporti a quel noioso rigore che ti ritrasforma in essere umano. Meno male.

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