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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

mercoledì 1 giugno 2011

MaleFicus Macrophilla.

Ogni buon blogger dovrebbe avere una buona riserva di minchiate da raccontare per tenere vivo il proprio spazio e l'interesse di quei 4 perditempo che lo seguono. Purtroppo anche la minchionaggine però è soggetta ad asciugamento, soprattutto se la adoperi ogni giorno per far credere ai tuoi superiori che è creatività e che si può fatturare. E quando non hai nulla da raccontare allora che fai? Beh, puoi sempre attingere al mondo onirico. Il regno del subconscio mi ha sempre intrigato proprio perché la mattina stranamente nessuno ti racconta cosa gli ha suggerito Morfeo qualche ora fa, a meno che non desideri la tua consulenza per farsi smorfiare una storia che lo ha fatto trasalire nottetempo. Per questo ho deciso di inaugurare una nuova rubrica chiamata Tabbouleh e d'altronde questo stesso blog è nato per l'irrefrenabile necessità di raccontare un sogno assurdo. Tabbouleh è la metafora gastronomica di sogno. Un impasto di elementi più o meno indigesti (peperoni, cetrioli, cipollotti) che ti si ripropongono proprio quando ormai pensavi di essertene liberato. Un po' come i desideri, le fobie, i segreti. E vuoi vedere che se la sera ne mangio un bel piatto il giorno dopo ho sempre qualcosina da postare? Naturalmente dopo aver dato l'esclusiva a chi ha fondato il proprio blog su questa idea, Monsters & CO.

È un tardo pomeriggio primaverile e la sera sta scendendo lentamente sulla nostra pelle per appiccicarsi sopra come resina. Siamo un gruppo scanzonato di amici alla ricerca di un po' di spensieratezza all'interno di una villa che è diventata punto di incontro per giovani. Ad un tratto ci ritroviamo di fronte un maestoso e malefico Ficus Macrophylla che ha ingurgitato segretamente qualcosa che ci appartiene. Lo guardiamo basiti perché sembra un calamaro di legno. Le fauci intricate rendono il suo interno imperscrutabile. Tra le stalagmiti fibrose vediamo vorticare mattoni di compensato che turbinano verso l'alto per scomparire nel nulla. Ma non è quello che stiamo cercando, anche se neanche noi sappiamo perché siamo stati calamitati lì. Ma eccola. Sembra la mia borsa Timberland avvolta in un groviglio inestricabile. Sono sicuro che non riuscirà a ingurgitare lo scudo delle mie innumerevoli battaglie. Dovrà buttarla giù tutta d'un pezzo per scoprirla indigesta. Dall'alto delle fauci però spunta improvvisamente una sega circolare pronta a farne poltiglia. Man Mano che la borsa viene disintegrata alcuni pesciolini d'argento e altri macro parassiti gli ruotano attorno per ripulirne gli avanzi come premurosi inservienti. Che disdetta. Siamo ancora lì inermi ad osservare il crudele spettacolo della natura di cui non capiamo il senso.

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