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X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

giovedì 31 marzo 2011

Se volete il sangue, ditelo.

Durante l’ultimo anno di liceo mio padre ha insistito più volte perché mi iscrivessi in medicina. Lui non ha studiato molto ma di economia se ne intende, considerando che già alle medie vendeva i libri delle sorelle di nascosto per sbarcare il lunario. La sua arringa deontologica cercava di motivarmi così: “Potresti fare anche il medico generico” e per l’appunto genericamente sosteneva che “Fanno un sacco di soldi, senza fare niente”. La mia replica fu perentoria. Risposi: "E chi se ne frega! Il lavoro è vocazione!" Così oggi mi ritrovo a prenotare le visite in ospedale per non farmi rapinare dagli specialisti.

Un po’ di tempo fa decido di usufruire di quel magnifico servizio sanitario che la mia fantastica cittadina lombarda mi offre. Se considero che nell’ospedale in cui sono stato concepito al cartello “Per la coda munirsi dei numeri” è stato aggiunto a penna “del Superenalotto”, il follow up via sms inoltrato dall’ospedale dei 1000 non può che risultare avveniristico. Allo stesso modo gli sportelli per le prenotazioni somigliano (guarda caso) più a quelli di una banca che a un ufficio pignoramenti di periferia, come giù da noi.

La prima volta mi presento per una visita oculistica. La dottoressa è quasi infastidita. Mi guarda negli occhi e sentenzia che le mie diottrie non sono aumentate. Grazie e arrivederci. Durata 5 minuti. Ticket 22,50 €. L’ultima volta m'ero rivolto a uno specialista. 80 €. Ma almeno aveva finto di visitarmi e quantomeno m’ero rifatto gli occhi sull’assistente.

La seconda volta ci riprovo con una visita dermatologica. Il Dottore mi tratta con totale disinteresse. Mi chiede di esporgli il problema mentre gironzola per la stanza: “...da un po’ di anni il mio sebo mi si sta rivoltando contro e probabilmente sarò l'unico soggetto nella storia a morire di dermatite fulminante.” Emette un suono gutturale che sfocia in un’espirazione nasale e inarcando il sopracciglio esclama con sarcasmo: “E vuoi che te la faccia passare io?!?” Le premesse non sono delle migliori per passare al secondo step. “E poi dovrei fare uno screening dei nei…” mi fa sdraiare sul lettino e mi da un’occhiata superficiale. Mi fa voltare e rigirare come una cotoletta e sono fuori. Durata 7 minuti. Ticket 22,50 €.

La terza volta prendo pienamente coscienza della lungimiranza di mio padre. Peccato che il consiglio è scaduto 12 anni fa. Prenoto una visita odontoiatrica, per un controllo di routine. Aspetto un bel po’ perché sono preceduto da 1 nigeriano e  due ragazze balcaniche (circostanza che mi induce a riflettere sul mio reddito nonostante una laurea e un master). Entro. Apro la bocca e la dottoressa inizia ad anestetizzarmi a suon di tecnicismi. Recessioni vestibolari, parodontite, infiltrazione del 37°, colletti scoperti e altri paroloni che non mastico perché essenzialmente sono andato lì per una seduta d'igiene dentaria mica per superare l’esame di specializzazione. Insomma con un giro di parole durato più della visita vera e propria mi fa capire che non ha tempo per i miei vezzi. Durata 10 minuti. Ticket 22,50 €. Pagare e sorridere. È proprio il caso di dirlo, ma stavolta sono incazzato nero.

Totale: 67.50 €. 3 visite. 20 minuti. Una diagnosi inesorabile e una lezione clinica unisona: Se non hai niente non romperci i coglioni. Vattene da uno specialista che risparmi!

Perciò col CAZZO che la prossima volta mi riaffido al servizio sanitario. Neanche se devo andare dall’andrologo.

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